Tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, l’Europa fu teatro di una profonda trasformazione culturale e scientifica che investì la concezione stessa dello spazio terrestre. Il XV e il XVI secolo rappresentano epoche di transizione e di espansione, nelle quali le grandi scoperte geografiche e il rinnovamento della cartografia si intrecciarono, generando una vera e propria rivoluzione conoscitiva. Le esplorazioni oceaniche e le grandi scoperte geografiche non soltanto modificarono la percezione delle distanze e dei confini, ma imposero una revisione radicale delle modalità di rappresentazione cartografica e dell’immagine del globo terrestre.
Le esplorazioni marittime del Quattrocento e del Cinquecento furono l’esito di un lungo processo di maturazione economica, tecnica e culturale. Sul piano economico, l’espansione dei traffici e la crescente domanda di spezie, oro e seta spinsero le monarchie europee a cercare rotte alternative per raggiungere l’Asia e superare il monopolio commerciale arabo e veneziano. Sul piano politico, la formazione di stati centralizzati come il Portogallo e la Spagna mise a disposizione importanti risorse finanziarie e tecnologiche.
Parallelamente, la scienza nautica compì progressi significativi: l’introduzione della bussola magnetica, dell’astrolabio nautico e della caravella — una nave leggera e manovrabile — resero possibile affrontare viaggi di lunga durata. L’esperienza diretta dei marinai si combinò con le nuove conoscenze astronomiche, creando le condizioni per l’avvio di una rivoluzione nella percezione del mondo.

I protagonisti dell’espansione europea
Il Portogallo aprì la strada con le imprese di Bartolomeo Diaz, che nel 1488 doppiò il Capo di Buona Speranza, e di Vasco da Gama, che nel 1498 raggiunse l’India, aprendo la via marittima delle spezie.
La Spagna rispose con il viaggio di Cristoforo Colombo (1492), che approdò nel Nuovo Mondo credendo di aver raggiunto l’Asia. Solo in seguito, grazie alle spedizioni di Amerigo Vespucci, si comprese che quella terra apparteneva ad un continente fino a quel momento sconosciuto, che prese da lui il nome di America.
Infine, la spedizione di Ferdinando Magellano (1519-1522), completata da Juan Sebastián Elcano, realizzò la prima circumnavigazione della Terra, dimostrando empiricamente la sfericità del globo e offrendo una percezione concreta della vastità degli oceani e delle distanze planetarie.
La trasformazione della cartografia
Le grandi scoperte geografiche non avrebbero potuto essere pienamente comprese senza un profondo rinnovamento nelle modalità di rappresentazione dello spazio.
Nel Medioevo, la cartografia era dominata da una visione simbolica e teologica: le mappae mundi raffiguravano il mondo non secondo criteri geometrici, ma in base a un ordine religioso e morale: Gerusalemme occupava il centro del mondo, l’Oriente era posto in alto e le proporzioni tra le terre rispondevano a significati spirituali più che a misurazioni reali.

Questo modello del mondo fu reso popolare nel VII secolo da Isidoro di Siviglia nella sua monumentale opera Etymologiae, che servì da riferimento enciclopedico per gli studiosi del Medioevo.
A partire dal XIII secolo, tuttavia, le esigenze pratiche della navigazione mediterranea portarono alla nascita di un nuovo tipo di carte, le carte portolaniche prodotte inizialmente nelle repubbliche marinare italiane e successivamente in Catalogna e in Portogallo. Queste mappe, basate sull’osservazione diretta dei marinai, descrivevano con grande precisione le coste e le rotte marine e rappresentavano un enorme passo avanti rispetto alle mappe medievali, nonostante mancassero ancora di coordinate geografiche sistematiche o di proiezioni matematiche.

Un ulteriore salto concettuale avvenne con la riscoperta della Geographia del cartografo greco Claudio Tolomeo, tradotta in latino nel 1406. L’opera tolemaica introdusse l’uso delle coordinate — latitudine e longitudine — e propose metodi di proiezione della superficie terrestre su un piano. I cartografi rinascimentali iniziarono così a combinare i dati dei portolani con la griglia tolemaica, dando vita a una cartografia più scientifica, capace di rappresentare la Terra come un’entità misurabile e finita.
Esempi celebri sono la Mappa di Fra Mauro (1459), la Carta di Juan de la Cosa (1500) — la prima a mostrare l’America — e la Carta di Waldseemüller (1507), che per la prima volta chiamò il nuovo continente America.

La cartografia come scienza
Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, la cartografia conobbe un vero e proprio Rinascimento, sia dal punto di vista estetico sia da quello scientifico e si affermò come disciplina autonoma, posta all’incrocio tra matematica, astronomia e geografia. I cartografi si avvalsero di strumenti sempre più precisi – il quadrante, l’astrolabio, il notturnale — e svilupparono sistemi di proiezione più elaborati per rappresentare la curvatura terrestre su una superficie piana.
Con l’avvento della stampa, le mappe si diffusero ampiamente, diventando da strumenti tecnici riservati ai navigatori ad oggetti di conoscenza e di prestigio. Gli atlanti tolemaici stampati nelle città italiane e in altri centri europei furono aggiornati con le nuove scoperte.
Le mappe rinascimentali univano arte, scienza e potere: erano decorate con stemmi, figure mitologiche e allegoriche, e divennero parte integrante della propaganda delle monarchie esploratrici spagnole e portoghesi.
In questo contesto, la cartografia assunse anche una valenza politica: rappresentare una terra significava in un certo senso possederla. Le mappe contribuirono alla costruzione degli imperi europei e alla legittimazione delle imprese coloniali, trasformandosi da semplice arte della rappresentazione in linguaggio del dominio.
La nuova cartografia non cambiò solo il modo di rappresentare il mondo: mutò la stessa concezione filosofica e antropologica dell’uomo. La scoperta della possibilità di circumnavigare il globo misero in crisi l’idea medievale di un universo chiuso, immutabile e gerarchico.
L’Europa cessò di essere automaticamente considerata il centro del mondo conosciuto, e l’uomo rinascimentale si scoprì misuratore e interprete del mondo naturale ponendo le basi per la geografia moderna.
La conoscenza geografica si fece sistematica e sperimentale, ponendo le basi per la scienza moderna. L’incontro con nuovi popoli e culture trasformando la visione dell’umanità e relativizzando le categorie tradizionali di “civiltà” e “barbarie”, pur aprendo la via a processi di colonizzazione e sfruttamento che avrebbero segnato profondamente la storia successiva.

Qualche riferimento:
Bagrow, Leo: History of Cartography, Revised edition, ed. Skelton, London 1964
Lloyd A. Brawn, The Story of Maps, New York 1979
Parker, Philip: The Atlas of Atlases, London 2022.
